Amatori
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Mostre, a Vicenza lo sguardo disincantato delle donne

Lo spazio è elegante e raffinato. La proposta è accattivante e possiede un’indubbia valenza sociale. E’ la personale di Valentina Crivelli, Incerta mulier, con la quale per il secondo anno consecutivo L’Idea di Maria Luisa Amatori, in piazza dei Signori 56, raccoglie la proposta avanzata dall’associazione Delos e presenta una mostra di arte contemporanea curata da Domenico Iaracà e patrocinata dal Comune di Vicenza. Inserita nel calendario delle iniziative del Comune per l’8 marzo, che comprende anche uno spettacolo teatrale domenica 8, l’esposizione dell’artista umbra, che si inaugura sabato 7 marzo alle 18, presenta lavori acrilici su tela anche di notevoli dimensioni e assemblaggi di tela di un bianco quasi abbagliante.

L’esposizione è visitabile dal 7 al 28 marzo. “Il progetto – racconta Amatori – prende spunto dal concetto di armonia bilanciata tra arte, design e sociale. Un nuovo futuro per le arti rivolte a tutti coloro che credono nella continua ricerca del rispetto delle differenze di opinioni, credo e idee”. Le opere esposte si dividono in due grandi gruppi: i ritratti e gli autoritratti che mirano a ricomporre l’immagine di una donna e dei suoi dubbi – da qui l’aggettivo incerta che ricorre nel titolo della mostra – e crisalidi di stoffa fissati nella colla e nel gesso. Se nel primo gruppo parlano le immagini più consuete, da quella di una donna allo specchio mentre si trucca o mentre si mette in posa per una foto, nella parte più privata della produzione dell’artista il ruolo di donna è incarnato negli oggetti tradizionalmente più legati al suo destino di sposa.

E’ il corredo nuziale, che l’artista, rinnegando un ruolo preconfezionato richiestole dall’ambiente in cui è cresciuta, trasforma in materia d’arte. Lenzuola e tovaglie vengono ridotte in brandelli e ricomposte in gusci svuotati ma conservati in teche protette dal vetro. L’artista ha voluto rappresentare tramite le sue creazioni una sorta di controcanto nei confronti di quel ruolo assegnato da sempre alle donne dalla società, ovvero le nozze e la maternità. Pur non sminuendo l’importanza di queste scelta, l’artista critica invece l’obbligatorietà di questo passaggio senza il quale una donna rischia, ancor oggi, di esser considerata incompleta, inadatta, appunto “incerta”.

La condanna non manca neppure nelle immagini apparentemente più tradizionali. La scelta del momento del trucco, ad esempio, parla di una quotidianità di una donna che cura il suo aspetto per un osservatore che la valuta e la soppesa per il solo aspetto esteriore. E questo fin dalla più tenera età: non a caso l’opera in cui la condanna è più dirompente rappresenta una bambina in una posa che rimanda ad attenzioni ed aspettative di un pubblico adulto. Il caleidoscopio delle immagini femminili è completato poi da ritratti e autoritratti in cui la normalità del quotidiano riprende fortunatamente spazio. Tante immagini che cercano di ricomporre un’immagine di femminile ogni giorno più difficile da sintetizzare in poche parole.

“Valentina – scrive il critico e storico dell’arte Francesco Santaniello – non denuncia, non critica, non condanna, ma documenta a suo modo, sperimentando sulla sua pelle quel qui e adesso. Il suo sguardo è pronto ad esaltare anche il tono intimistico degli eventi che si manifestano nella loro banale successione. Conscia del fatto che oramai siamo abituati a vedere attraverso il filtro dei monitor, Valentina rappresenta il mondo visualizzandolo alla maniera delle immagini digitali: questa è la realtà tangibile dei nostri giorni, intimamente confusa con quella virtuale. Cinquant’anni fa i macchinari più diffusi per produrre immagini stampate erano le rotative tipografiche, come quelle dei fumetti, oggi sono le stampanti dei pc. Cambiano i tempi, le modalità e gli strumenti della visione, ma il mezzo meccanico non potrà mai sostituire la manifattura del quadro, il lavoro del pittore”.