Amatori
Rivenditore Montana Rivenditore Vitra
INAUGURAZIONE 30 GIUGNO 2016 ORE 18.30

Manuel Pablo Pace
Montecchio Maggiore 1977. Nonostante i nomi non è spagnolo, bensì figlio di genitori ispanofili (padre abruzzese e madre veneta) e marito di moglie ispanofona (cilena). Non a caso, dopo il liceo artistico a Valdagno e l’accademia di belle arti a Venezia, ha vissuto per dieci anni fra Barcellona e Jerez de la Frontera, non a caso ha esposto per la prima volta a Santiago del Cile. Oggi vive nel Veneto felice, a Campese, il paese del grande maccheronico Teofilo Folengo, vicino a Bassano del Grappa.

“In occasione di una mostra nell’autunno del 2015 a Parigi, l'artista ha realizzato un lavoro inedito: una personale interpretazione de "Le Allegorie dell'Amore" di Paolo Veronese (1570 ca.). Il famoso ciclo dei quattro dipinti ad olio su tela conservati alla National Gallery di Londra, con le figure monumentali fortemente scorciate in un taglio prospettico da sott'insù, rappresentano, specularmente, l'Infedeltà, il Disinganno, il Rispetto e l'Unione Felice. Una sfida per Pace che - al pari di Veronese ma in termini contemporanei - usa la pittura per sviscerare le aporie dell'umano sentire. I cambiamenti più significativi rispetto agli originali veronesiani riguardano, oltre che la forma delle tele, un ridimensionamento concettuale della monumentalità delle figure e il loro adattamento ad un contesto attuale... Tazio Cirri" "Hic et Nunc" fa parte del ciclo "Le Allegorie dell'Amore", ed è in ordine cronologico ed alchemico la prima opera del ciclo e corrisponde all'opera Rispetto di Veronese. Il taglio compositivo (35mm/frame) traspone cinematograficamente l'evento, alterato dalla posa teatrale dell'innamorato, che invita passionalmente la potenziale sposa ai piaceri amorosi; ma lei assorta non lo degna di uno sguardo. L'immagine simboleggia e pone dei quesiti sul concetto del HIC ET NUNC, e sulla non-dualità. In qualunque direzione ci muoviamo, noi non facciamo altro che sprecare energia. E questo spreco di energia è fondamentalmente conflitto: un conflitto tra quello che “devo” o “dovrei” fare e quello che “non devo” o “non dovrei” fare. Quando si è creata una dualità, il conflitto diventa inevitabile. La nostra esperienza è sempre nel presente. Non possiamo letteralmente esistere nel passato e nel futuro - esistiamo solo nell'infinitesimo momento aldilà del tempo, che
noi chiamiamo ora. In realtà possiamo solo ricordare il passato e immaginarci il futuro, ma entrambe queste attività necessariamente avvengono ora. E dove potrebbero mai verificarsi se non qui? Qui siamo in grado di concepire un lì, ma in realtà non siamo in grado di andare lì. Ovunque noi pensiamo di andare, in realtà non possiamo mai abbandonare il qui. Ciò che sperimentiamo come estensione e durata - tempo e spazio - è il risultato del modo in cui la nostra mente opera. La coscienza li produce. In effetti, questo è ciò che la coscienza in realtà è. La coscienza è la divisione di ciò che altrimenti sarebbe sperimentato come il Tutto trascendente lo spazio e il tempo, in tempo e spazio - cioè nella distinzione tra il qui e il lì, tra il prima e l'ora. Sono le diverse costruzioni mentali che manteniamo, e a cui teniamo, che appaiono come tempo e spazio, estensione e durata. Queste - e tutto il mondo materiale - deriva dalla coscienza, che scodella i concetti di tempo e di spazio dall'oceano che è aldilà del tempo e dello spazio. Tuttavia, ciò che è Reale è il Tutto che comprende ogni cosa, aldilà dei limiti di estensione e di tempo.Questo Tutto non ha alcuna dimensione separata dalla Mente. Non esiste un “altrove” (relatività), bensì un “ovunque” (assoluto), non un luogo (spazio), ma la non-località. Non un tempo, ma un “hic et nunc” (qui ed ora). Sempre. Possono iniziare le vere Nozze alchemiche, dove il DUE diventa UNO, l'Acqua si unisce al Fuoco, il piombo può diventare oro...